Comune di Santa Croce del Sannio

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Il Comune si trova a 60 km dall'autostrada Napoli-Bari, uscita al casello di Benevento, oppure è raggiungibile mediante la nazionale S.S. 88 (bivio di Santa Croce del Sannio). La stazione FS più vicina è quella di Santa Croce del Sannio sulla linea Campobasso- Benevento-Napoli. 
Il Comune è raggiungibile anche mediante autobus di autolinee private sulla linea Santa Croce-Benevento, Cercemaggiore-Napoli, con collegamenti per Benevento e per Napoli.
 
Un po' di storia e di leggenda Antica stazione romana (statio super tamari fluvium; itinerarium antonini, 161 d.c.), l'attuale denominazione deriva dalla chiesa dedicata alla S. Croce che risale all'VIII secolo e, riedificata nel 1245 dai francescani, ancora oggi sovrasta il centro abitato. Re Desiderio, ultimo re longobardo, assegna il possedimento di S.Croce all'abate Theodemario nel 762. Al tempo delle invasioni saracene , nel IX secolo, il casale di Santa Croce venne misteriosamente risparmiato dai saccheggi; la storia non ne spiega la ragione; secondo la leggenda pero':
 
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Il duca cristiano, feudatario di Santa Croce, esclude i cavalieri saraceni, accampati nelle terre vicine, dal torneo nel quale verra' designato lo sposo di sua figlia Maribella. Seudan, capitano dei Saraceni, offeso per essere stato ritenuto indegno di partecipare alla competizione, sfida a duello il duca cristiano. Il luogo del duello viene fissato nel punto in cui un cavaliere cristiano, armato di lancia, e uno saraceno, armato di picca, partiti contemporaneamente dagli opposti schieramenti, incroceranno le armi. La contesa sembra avviata ad un epilogo tragico ma grazie all'intervento di Maribella che accetta Seudan come suo sposo, dopo che questi e' stato convertito al Cristianesimo da un misterioso saggio, termina felicemente con la pace generale . E "La Pace" e' denominato il torneo equestre tra cristiani e saraceni che ripropone la vicenda e si rappresenta il martedi grasso; documentato per la prima volta nel 1785 ha subìto, in piu' di due secoli, una sola interruzione, nel 1943, a causa della guerra.

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Nell'anno 1000 S.Croce era un casale dei Cassinesi dai quali ebbe origine la famiglia dei S.Croce che divenne molto potente sotto gli Angioini. Guglielmo I detto "il malo" tolse questa terra ai Cassinesi e la donò a Rodolfo Alemagno che la possedette dal 1172 al 1183. Al tempo degli Angioini, nel 1277, appartenne a Guglielmo di S.Croce e, sotto Carlo II D'Angiò, a Manfredi di S.Croce il quale lo cedette a Siginulfo, conte di Telese. Nel 1456 Ferdinando I D'Aragona diede questo feudo come remunerazione al suo capitano d'armi Giovan Battista del Balzo. Alla chiesa, intitolata al santo Patrono, San Sebastiano, fatta edificare dalla famiglia del Balzo nel 1536, e' legato uno straordinario avvenimento, tra storia e leggenda, che si racconta cosi': "All'inizio del 1900, un emigrante si imbarco' per andare in America in cerca di fortuna, disperato per aver dovuto lasciare, poveri in canna, la moglie e i figli ancora piccoli. Durante la traversata, quando, spaventato da una tempesta, invoco' la protezione di San Sebastiano, a cui era particolarmente devoto, fu avvicinato da un giovane dal volto vagamente familiare che, con fare amichevole, lo rincuoro', dicendogli di essere anch'egli santacrocese e di chiamarsi Sebastiano Nobile. Arrivati in America, i due presero strade diverse e l'emigrante trovo' lavoro come minatore. Un giorno in cui il lavoro nelle viscere della terra gli sembrava piu' duro del solito, e la nostalgia piu' acuta, si senti' chiamare e riconobbe, tra i minatori, il giovane che aveva conosciuto sulla nave, che lo incito' a seguirlo fuori dalla miniera, insieme a tutti i suoi colleghi, perche' all'aperto si sentiva il suono delle campane di Santa Croce. Era appena arrivato in superficie, senza essere riuscito a convincere nessun altro del fatto che si potesse ascoltare il suono di campane che si trovavano a migliaia di chilometri di distanza, quando la miniera crollo', seppellendo tutti gli altri minatori. Del giovane intanto non c'era piu' traccia.

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Ritornato finalmente in patria non molto piu' ricco di come era partito, l'emigrante cerco' il suo salvatore all'indirizzo che questi gli aveva dato sulla nave: " ...in piazza, una casa isolata, facile da trovare perche' vi si accede mediante una scalinata..." ma non riusciva a trovare ne' l'abitazione ne' qualcuno a cui fosse noto il nome del giovane. Stanco e deluso per la ricerca infruttuosa, si ritrovo' davanti alla chiesa del Santo Patrono e si rese conto che era quello l'unico fabbricato con le caratteristiche che cercava. Cercato freneticamente il parroco e fattosi aprire la chiesa comprese, infine, a chi doveva il felice ritorno a casa: la statua di San Sebastiano,che sembrava sorridergli dall'altare, era l'immagine del suo benefattore.

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Curiosita': Riordinando l'archivio parrocchiale, negli anni novanta, e' stato ritrovato un documento da cui risulta che nel 1906 si verifico', in Argentina, il crollo di una miniera. Il solo superstite fu un minatore santacrocese. Dal 1561 la popolazione di S.Croce venne incrementata notevolmente dall'immigrazione di famiglie dalla vicina Cercemaggiore, colpita da un'epidemia di peste. In seguito il feudo passò alla famiglia Tramontano di Sorrento. La rivolta dei santacrocesi, difesi da Giuseppe Maria ed Ezechiele Galanti, contro i Tramontano, tiranni e dissoluti, fece si' che, prima dell'abolizione del feudalesimo, il casale di Santa Croce divenisse libera Universita'. Il Comune fece parte del contado del Molise e, nel 1861, passò alla provincia di Benevento. Qui nacquero, tra gli altri, l'insigne giurista quattrocentesco Andrea di S.Croce, il sociologo economista Giuseppe Maria Galanti, al quale è intitolata la locale Fondazione e il papirologo Girolamo Vitelli. Nel centenario della nascita di quest'ultimo il paese ospitò il presidente Luigi Einaudi, allievo del Vitelli.

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OGGI Il centro storico, ricco di palazzi caratterizzati da portali e stemmi in pietra, opera di scalpellini locali del 1700, è costituito da una zona antica medievale e da una zona settecentesca con ampie strade e piazze e vi si puo' ammirare, tra l'altro, la chiesa dedicata all'Assunta, con la bellissima facciata in pietra calcarea locale, realizzata con i massi portati dai contadini per devozione. La sua bella architettura e le sue splendide tradizioni richiamano turisti dall'area metropolitana di Napoli. L'economia si basa, pero', sostanzialmente sull'agricoltura estensiva. Un tempo fiorente, l'artigianato tradizionale (lavorazione della terracotta, della pietra e del ferro,tessitura a mano di tappeti) sopravvive solo per la buona volonta' degli anziani. Come gli altri comuni dei territori interni soffre la mancanza di lavoro ed il conseguente spopolamento. Feste religiose, tradizioni e folclore Carnevale Santacrocese, dal 17 gennaio al martedi grasso Comprende quattro caratteristici giovedì, dedicati rispettivamente agli amici, ai parenti, ai compari e alle "Scorpelle" (tipici dolcetti di carnevale) detto perciò "scorpellaro"; nelle serate dei quattro giovedì è d'obbligo ritrovarsi con le persone a cui il giovedì è dedicato. Il carnevale si conclude in piazza, il martedi grasso, con la rappresentazione dei mesi dell'anno, di scenette di satira politica e di costume, e con la tradizionale "Pace". Al termine della manifestazione tutte le maschere sono ospiti dell'Amm/ne Comunale che offre le tradizionali "Scorpelle" e il vino della pace.

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La processione del Venerdi Santo Per tradizione si svolgono, all'imbrunire, due processioni, per strade diverse del paese; la prima di soli uomini che, accompagnati dal suono della "troccola" , recano la statua di Gesu' morto e descrivono, con un canto, la crocifissione; la seconda di sole donne che recano la statua di Maria e descrivono, con un canto, lo strazio della Madre che non conosce ancora la sorte del Figlio e lo cerca salendo al Golgota. Le due processioni confluiscono in un luogo prestabilito, per l'incontro della Madre con il Figlio morto per proseguire insieme verso la chiesa. Festa di S.Rita da Cascia (22 maggio). Dopo la funzione religiosa che si tiene all'imbrunire, la statua della santa viene portata in processione su di un camioncino addobbato di fiori ed è seguita da tutte le automobili del paese che, dopo il giro delle contrade, vengono benedette in piazza. Dramma Sacro "La rosa di Roccaporena"( 22 maggio) Rappresentazione della vita di S. Rita, che si tiene senza cadenza fissa, a chiusura della festa, dopo la benedizione delle auto.

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Festa di S. Antonio ( 13 giugno) La festa è preceduta dalla "tredicina", consistente in tredici serate di preghiera e riflessione sulla vita del santo. Alla vigilia della festa ogni famiglia prepara un enorme falò acceso all'imbrunire, dopo l'ultima giornata di preghiera. La messa solenne si celebra nel convento di S. Francesco (antica chiesa della Santa Croce) ed e' seguita dalla processione al termine della quale a tutti i parrocchiani viene distribuito baccalà fritto, pane e vino. La tradizione ha origine dal fatto che, in passato, i contadini, che contribuivano a portare in processione le 13 statue ospitate nella chiesa, venivano rifocillati dai monaci del convento. Dramma Sacro "S.Vito martire"( 15 giugno) Ha il testo di origine piu' antica, (seconda meta' del XVIII sec.) tra i drammi sacri del paese. Si rappresenta, senza cadenza fissa, nella 3° domenica di Giugno a conclusione della festa del Santo. Festa di S. Giovanni (24 giugno) Si celebra in campagna presso la cappella del santo. Vuole la tradizione che la mattina di S.Giovanni ci si lavi con l'acqua di rose, preparata mettendo in infusione per l'intera notte i petali delle rose più belle e profumate del giardino. La festa di S.Giovanni è per tradizione anche la festa dei "compari". Il pranzo e la cena si consumano sul posto, dove c'è un'area attrezzata per pic-nic. Festa di San Sebastiano, patrono del paese (2^ domenica di ottobre) Su autorizzazione cardinalizia la festa, che cadrebbe il 20 gennaio, viene celebrata la seconda domenica di ottobre ed e' preceduta da una grande fiera, l'ultima dell'autunno, che si tiene il sabato. Dramma sacro "Il guerriero Cristiano", sulla vita e il martirio di San Sebastiano. Promosso, secondo la leggenda, dall'emigrante salvato dalla miniera, si rappresenta, dal 1921, a cadenza quadriennale, a conclusione della festa religiosa. Il testo, tratto dal romanzo "Fabiola" del Cardinale Wiseman, e' stato riadattato da Don Giacomo D'Uva, parroco del paese nel 1921.

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Estate Santacrocese, dall' ultima domenica di luglio al 30 agosto Comprende sagre, serate teatrali, trekking sul Regio Tratturo e gare sportive. Sagra dell'agnello, 13 agosto Si organizza per la promozione della carne di agnello proveniente dai capi allevati al pascolo sul regio tratturo. Le fiere e i mercati Fiera della Santa Croce: 3 maggio Fiera di San Vito: terza domenica di giugno Fiera di San Sebastiano: secondo sabato di ottobre Mercato settimanale nel centro urbano: mercoledi

 

 

 

Contatti
IndirizzoLargo Municipio Santa Croce del Sannio BN
Telefono: +39 0824 950005

Fax         :  +39 0824 950242
E-mail    :  info@pec.comune.santacrocedelsannio.bn.it
Sito web: www.comune.santacrocedelsannio.bn.it

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