Comune di San Salvatore Telesino

immagine

San Salvatore Telesino si trova a 30 km dall'autostrada A1, uscita al casello di Caserta Sud. Sono facilmente raggiungibili anche l'uscita autostradale A1 di Caianello e quella A14 di Benevento. La stazione FS più vicina è quella di Telese Terme-Cerreto Sannita sulla linea Bari-Foggia-Napoli. Vi sono collegamenti giornalieri per Benevento, Napoli e Caserta. Il comune è raggiungibile anche mediante autobus di autolinee private, sulla linea Napoli-Caserta-Benevento. Per gli automobilisti provenienti da Roma, una volta usciti al casello Caianello dell'autostrada A1, è possibile proseguire percorrendo la superstrada Caianello-Telese-Benevento, per poi uscire a San Salvatore Telesino. Per gli automobilisti provenienti da Napoli, una volta usciti al casello Caserta Sud dell'autostrada A1, è possibile proseguire in direzione Valle di Maddaloni - Dugenta, fino alla località Cantinella, dove si può imboccare la strada a scorrimento veloce Fondovalle Isclero e confluire direttamente sulla superstrada Caianello-Telese-Benevento e, proseguendo in direzione Telese Terme-Benevento, muoversi secondo i suggerimenti prima indicati per chi proviene da Roma.

immagine
S.Salvatore Telesino ha origine da un nucleo di abitanti dell'antica città romana di Telesia che, per sfuggire alle incursioni barbariche, si stabilì nel casale di S.Salvatore, creando un piccolo borgo agricolo, che si sviluppò a breve distanza dall'Abbazia Benedettina del Santo Salvatore. A testimoniare il passato di S.Salvatore sono le antiche mura che cingevano l'antica Telesia (opus reticulatum incertum), il magnifico Anfiteatro romano, l'antica Abbazia ed infine il Castello della Rocca, costruito dai Sanframondo, che per anni fece da rifugio per la popolazione in occasione delle incursioni barbariche. La Rocca ospitò nel 1407 il vescovo Clemente, e nel 1133 Ruggiero II il Normanno. Nella seconda metà del 1400, l'Abate fu coinvolto nella congiura dei Baroni, l'Abbazia spogliata dei feudi, rimanendo con la sola funzione di monastero. Nel 1806, con l'abolizione della feudalità il sito fu venduto e trasformato per vari usi.    
Se vi trovate a S.Salvatore dovete assolutamente visitare l'antica Telesia, con innumerevoli reperti archeologici a cielo aperto. Per gli appassionati di fenomeni naturali è interessante una escursione ai "Puri", crateri carsici sul monte Pugliano. Se amate la pace ed il relax portatevi al rio Grassano. 
 
immagine

Questo comune del mandamento di Guardia Sanframondi, circondario e diocesi di Cerreto Sannita, consta di due luoghi abitati, S. Salvatore propriamente detto, che è il maggior centro, e Puglianello, il quale un dì ebbe propria vita amministrativa e autonomia. È notevole ancora che sul territorio dell'attuale comune di S. Salvatore Telesino fu la Telese Sannita e la Telese colonia romana. Ragion vuole adunque che distintamente si parli di ciascuna località, accennando a quello che le ricerche hanno potuto dare, dovunque spigolate. Ed è da avvertire che troppo impari alle proprie forze ci è sembrato perscrutar cose nuove sulla Telese, che tanta parte ebbe nella storia antica e dei bassi tempi; fu città munita, centro di attività politica, nucleo di romana potenza, capo di gastaldato longobardo, luogo importante pel sito, sede di potere spirituale con vasta giurisdizione. S. Salvatore Telesino prese il nome dall'omonima badia, fondata durante il dominio longobardo, e probabilmente nel decimo secolo, quando il monachismo, affermatosi potentemente, si arricchì di territori e chiese, ma pur tuttavia contribuì moltissimo all'aumento della popolazione e alla cultura delle deserte campagne. L'erudito Gabriele Iannelli, che ha scritto una piccola monografia col titolo Relazione intorno all'antico monastero benedettino di S. Salvatore Telesino, Caserta, 1878, di pag. 15, vuole che la Badia sia esistita nella località chiamata S. Angelo, dove si vedono le fondamenta di una cappella e tracce di abitazioni. Tale opinione non può essere seguita, per la semplice ragione che da un documento del secolo XII, tempo in cui la Badia di S. Salvatore fioriva, risulta che esisteva la chiesa di S. Angelo appunto in questo luogo. Il primo abate di cui si ha nuova è un frate Leopoldo, che sottoscrisse una bolla di Milone, arcivescovo di Benevento, del 1 aprile 1075. Seguono Giovanni Romano, Giovanni Capuano, il celebre Alessandro abate Telesino, autore della storia De rebus gestis Rogerii Siciliae regis, e che molto venne in grazia a quel Re, che più volte ospitò in detta Badia. L'ultimo Abate benedettino fu un Giovanni di Limata, nel 1448. Vuolsi che il monastero sia stato soppresso nel 1518, quando la Badia di S. Salvatore Telesino venne tramutata in Commenda ecclesiastica di libera collazione, conferita per la prima volta ad un Francesco Monsorio di Napoli dei feudatari del luogo, e in ultimo a un abate Zucchini di Firenze. Tra i diplomi di Federico II rinviensi quello col quale ordinò farsi l'inventario dei beni della Badia di S. Salvatore di Telese; e sappiamo dalla cronaca di Riccardo da Sangermano che l'incarico venne affidato ad un Pietro, giudice di Telese, nell'anno 1233, ottobre : " inquisitionem facit in Abbatia de hominibus demanii imperialis, quorum parentes, et avi de terris demanii originem duxerant, et eorum nomina redegit in scriptis, ut de illis, quod sibi beneplacitum fuerit, faciat imperator".

immagine

Estesi erano i possedimenti, poiché risulta dai registri della cancelleria Angioina che il monastero possedeva in feudo il casale di Villa-corsina, il casale di S. Salvatore di Telese, il casale degli schiavi, il casale di Porto Corto, il casale di Raieta, il casale di Venere, il casale di Alviglianello, e quelli di Carattano e Campagnano, secondo attesta Carlo de Lellis, pag. 954 del vol. I dei suoi notamenta ex archiv. regiae siclae. E da questi documenti risulta ancora che nel 1306 era Abate un fra Benedetto, nel 1343 un fra Vito, che venne preso a sassate dai cittadini di Carattano, i quali gli si ribellarono. La Regina Giovanna I ordinò a 17 ottobre dell'anno suddetto che fossero puniti i ribelli vassalli del monastero per opera del Reggente e giudice della gran Corte della Vicaria. I registri Angioini smentiscono conseguentemente il dottor teologo Gianfrancesco Pacelli, Arciprete della terra di S. Salvatore, il quale nella dissertazione critico-storica, ovvero memoria storica della città di Telese, edita a 5 aprile 1775, non mancante di pregio, per altro, diede alla terra una esistenza molto più vicina, credendo che fosse sorta dalla distruzione di Massa superiore. Tutti son però di accordo nel ritenere che nella Chiesa della Badia abbia avuto sepolcro Pietro Braher (uno di quelli venuti alla conquista del Regno con Carlo d'Angiò) con la seguente iscrizione: HIC REQUIESCIT CORPUS D.NI PETRI BRAERII MILITIS IUSTITIARIUS TERRE LABORIS. QUI OBIT ANNO D.M.CC.LXXXX OCTAVA. MENSE. SEPTEMBRIS. XII INDICIONE. CUIUS ANIMA REQUIESCAT IN PACE.

immagine
CostuCostui agli 11 giugno 1283 era stato aio di Carlo Martello, gran Siniscalco nel 1289, a 24 settembre 1295 vice maestro giustiziero del Regno, e nell'anno 1297 giustiziero di Terra di Lavoro e del contado di Molise. Pietro era nativo di Reims. Ebbe in feudo, tra l'altro, Molinara (Reg. an. 1284 C.N. 40 fot. 225 t.). Rimase la vedova Egidia e il figlio Filippetto, che sposò Guglielma di Villecublay; con la quale procreò un Pierotto. Costei, addivenuta vedova, sposò Riccardo Scillato, e per la morte del figlio ereditò tutti i feudi della casa. Sull'alto della collina sovrastante a S. Salvatore fu costruita una rocca feudale, della quale si osservano tuttavia le vestigia. Li presso ebbe vita un paese chiamato Massa superiore. Ve n'è nuova nel cedolario del 1320: Massa superior onc. 3 tari 8 gr. 15 et pro alleviatione Caiace tar. 4 et Thelesiae tar. 7 gr. 10. Certo è che contemporaneamente esistevano il casale di S. Salvatore, Rocca nuova e Massa superiore. Pervenute queste contrade a Giovanni de Monsorio, maggiordomo di Ferdinando I d'Aragona, alla di lui morte il figlio ed erede Vincenzo di Monsorio s'investì dei dritti su Rocca nuova e Massa superiore. Poscia l'altro successore Antonio Monsorio nel 1520 denunziò i feudi, tra gli altri, di Roccanova e Massa superiore. Onde appare non aver ragione il sullodato Pacelli quando afferma che Roccanova e Massa superiore restarono disabitati nel 1586 durante il vicereame del duca di Ossuna, e non se ne sia fatto più motto nel tratto successivo; e che si sbagli il Giustiniani, copiando ciecamente il Pacelli, e asserendo che dalla distruzione di quelle terre surse S. Salvatore. Viceversa nel 1532 Massa superiore fu numerata per 23 famiglie, 33 nel 1545, 29 nel 1561, 10 nel 1595 e altrettante nel 1648. Vuolsi che la popolazione sia mancata del tutto a cagione della peste del 1656. E contemporaneamente S. Salvatore nel 1532 avea famiglie 37, 34 nel 1561, 22 nel 1595, e 26 nel 1669. E' risaputo che allorquando il cristianesimo divenne religione dello Stato fu facile il passaggio dal culto pagano a quello cristiano, e rimasero perfino gli stessi tempi con la medesima struttura architettonica. È rimasta scolpita in noi la viva narrazione che fa Procopio, de bello gothorum, della preoccupazione del popolo di Roma assediato dai Goti. Voleva tornare al culto pagano, al politeismo, aprì per forza i tempi, e, tra gli altri, quello di Giano, che era una grossa edicola di bronzo dorato, e non propriamente un tempio, contenente la statua di quel nume, con laterali porte; ed esisteva ancora allora ne più e ne meno come era stato nei più floridi tempi della potenza di Roma. In S. Salvatore la chiesa era il tempio di Ercole, trasformato pel culto cristiano; e non è difficile supporre che l'idea del nome venne dalla iscrizione ad Ercole riportata dal Trulta, dal Pacelli, dal Mommsen, dal Iannelli: HERCULI SANCTO S.i agli 11 giugno 1283 era stato aio di Carlo Martello, gran Siniscalco nel 1289, a 24 settembre 1295 vice maestro giustiziero del Regno, e nell'anno 1297 giustiziero di Terra di Lavoro e del contado di Molise. Pietro era nativo di Reims. Ebbe in feudo, tra l'altro, Molinara (Reg. an. 1284 C.N. 40 fot. 225 t.). Rimase la vedova Egidia e il figlio Filippetto, che sposò Guglielma di Villecublay; con la quale procreò un Pierotto. Costei, addivenuta vedova, sposò Riccardo Scillato, e per la morte del figlio ereditò tutti i feudi della casa.
Sull'alto della collina sovrastante a S. Salvatore fu costruita una rocca feudale, della quale si osservano tuttavia le vestigia. Li presso ebbe vita un paese chiamato Massa superiore.
Ve n'è nuova nel cedolario del 1320: Massa superior onc. 3 tari 8 gr. 15 et pro alleviatione Caiace tar. 4 et Thelesiae tar. 7 gr. 10. Certo è che contemporaneamente esistevano il casale di S. Salvatore, Rocca nuova e Massa superiore.
 
immagine
Pervenute queste contrade a Giovanni de Monsorio, maggiordomo di Ferdinando I d'Aragona, alla di lui morte il figlio ed erede Vincenzo di Monsorio s'investì dei dritti su Rocca nuova e Massa superiore. Poscia l'altro successore Antonio Monsorio nel 1520 denunziò i feudi, tra gli altri, di Roccanova e Massa superiore.
 Onde appare non aver ragione il sullodato Pacelli quando afferma che Roccanova e Massa superiore restarono disabitati nel 1586 durante il vicereame del duca di Ossuna, e non se ne sia fatto più motto nel tratto successivo; e che si sbagli il Giustiniani, copiando ciecamente il Pacelli, e asserendo che dalla distruzione di quelle terre surse S. Salvatore. Viceversa nel 1532 Massa superiore fu numerata per 23 famiglie, 33 nel 1545, 29 nel 1561, 10 nel 1595 e altrettante nel 1648. Vuolsi che la popolazione sia mancata del tutto a cagione della peste del 1656. E contemporaneamente S. Salvatore nel 1532 avea famiglie 37, 34 nel 1561, 22 nel 1595, e 26 nel 1669.
 E' risaputo che allorquando il cristianesimo divenne religione dello Stato fu facile il passaggio dal culto pagano a quello cristiano, e rimasero perfino gli stessi tempi con la medesima struttura architettonica. È rimasta scolpita in noi la viva narrazione che fa Procopio, de bello gothorum, della preoccupazione del popolo di Roma assediato dai Goti. Voleva tornare al culto pagano, al politeismo, aprì per forza i tempi, e, tra gli altri, quello di Giano, che era una grossa edicola di bronzo dorato, e non propriamente un tempio, contenente la statua di quel nume, con laterali porte; ed esisteva ancora allora ne più e ne meno come era stato nei più floridi tempi della potenza di Roma.
 In S. Salvatore la chiesa era il tempio di Ercole, trasformato pel culto cristiano; e non è difficile supporre che l'idea del nome venne dalla iscrizione ad Ercole riportata dal Trulta, dal Pacelli, dal Mommsen, dal Iannelli: HERCULI SANCTO S.
 

Contatti
Indirizzo Via Gioia, 1, 82030 San Salvatore Telesino (BN)
Telefono: +39 0824-881001
Fax         +39 0824-881216
E-mail     telesino@tin.it
Sito web: www.comune.sansalvatoretelesino.bn.it/

 

Logo Regione Campania

© Comunità Montana Titerno e Alto Tammaro 2013